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Moria delle Api. Gli apicoltori lanciano l'allarme Stampa E-mail
News - Apicoltura
alveare(26 giugno 2010)
Emergenza Api. L'Afa (Associazione forlivese apicoltori) ha inviato una lettera ai presidenti provinciali, ai sindaci, alle organizzazioni agricole, alle cooperative orto-frutticole e sementiere ed all'Ufficio ambiente e verde pubblico dei Comuni forlivesi e cesenati, per sensibilizzare il mondo dell'agricoltura sulla moria che sta colpendo le api in alcune zone del territorio. La causa sembra risiedere nell'utilizzo di alcuni fitofarmaci nei trattamenti "preventivi e a calendario".

Ecco il testo scritto da Gualtiero Alessandrini, presidente Afa.

L'apicoltura provinciale, che può contare su circa 400 apicoltori (con un patrimonio stanziale in provincia di circa 10.000 alveari) e di cui il 60% è costituito da aziende professionali o part-time, è alle prese con numerosi problemi.
L'apicoltura forlivese è per tradizione una delle realtà nazionali più efficienti e vitali, tanto che aziende locali, ricorrendo alla tecnica del nomadismo, possono allevare alveari dislocandoli dalle Dolomiti alle Prealpi, fino ad arrivare agli agrumeti della Calabria e della Basilicata.

Negli ultimi anni sono sorte tante nuove aziende apistiche, quelle esistenti sono state potenziate, stimolate da interventi a
sostegno di un'attività che, oltre a produrre per sé contribuisce con l'impollinazione ad un aumento generalizzato delle produzioni agricole locali. Basti pensare che in provincia vengono utilizzati ogni anno circa 6.000 alveari per l'impollinazione di fruttiferi (kiwi, susino, pero e
melo principalmente) e delle colture sementiere (medica, girasole, colture ibride da seme etc.).

La produzione di miele negli ultimi anni ha subito delle forti contrazioni, così come il numero di alveari è in diminuzione. Le cause di queste produzioni così basse sono da ricondursi a fenomeni ambientali e climatici avversi di estrema portata e alle morie degli alveari per malattie e per l'uso sconsiderato di fitofarmaci.

L'utilizzo indiscriminato di sostanze insetticide sia nei trattamenti dei fruttiferi sia nei vigneti, sia l’uso di molecole chimiche per la concia di piante nettarifere quali il girasole, sono forse una delle cause principali delle forti morie di api che si sono manifestate in varie zone.
La sospensione cautelativa dell’autorizzazione di impiego per la concia di sementi, dei prodotti fitosanitari contenenti le sostanze attive clothianidin, thiamethoxam, imidacloprid e fipronil, è avvenuta con decreto ministeriale.

Ma il decreto non prevede la sospensione dei neonicotinoidi che vengono impiegati con irrorazioni su numerose colture e che causano gli stessi danni alle api.
Oggi è stato provato che le sostanze attive succitate sono presenti nel nettare e nel polline delle piante derivate da sementi trattate e si ritrovano dunque nell’alimentazione delle api e della loro covata. Queste sostanze sono neurotossiche: agiscono bloccando i meccanismi della neurotrasmissione nell’insetto o nella larva e a dosi molto basse sono in grado, pur non uccidendo l’insetto, di provocare turbe del comportamento (per esempio errori nell’orientamento) che possono essere fatali per la colonia, la cui sopravvivenza si fonda sull’integrità
delle facoltà dei suoi membri.

Siccome questi principi attivi sono utilizzati in tantissime colture per irrorazione (patate, sorgo, melone, cipolle, zucchine, zucche, fagiolini, verde pubblico, piante da appartamento, frutteti ed altre), il loro utilizzo è difficilmente controllabile e probabilmente provoca un indebolimento continuo nelle colonie di api.

Esistono altri insetticidi che possiedono un’azione chitino-inibitrice che impedisce la formazione dell’esoscheletro nelle larve dell’insetto considerato dannoso per l’agricoltura. Questi prodotti micro capsulati, se portati dalle api bottinatrici all’interno dell’alveare tramite il polline,
vanno a influire sulla razione alimentare delle larve delle api provocando diversi danni.

Ci sono gli agricoltori che oramai considerano il servizio fornito dagli apicoltori indispensabile per migliorare la produttività e la qualità dei frutti o delle sementi e dall’altra parte ci sono gli apicoltori che devono fare i conti con le perdite del patrimonio apistico, l’aumento dei costi
del carburante e delle spese di gestione dell’allevamento, la diminuzione della produzione del miele.

Alla luce di questi gravissimi danni, chiediamo che siano coinvolti gli operatori del settore e le istituzioni, sia regionali sia provinciali, per un’opera di sensibilizzazione del problema, affinché quando programmano i piani d’intervento per la lotta integrata, ascoltino anche le esigenze e le problematiche degli apicoltori.

Chiediamo inoltre alle cooperative ortofrutticole e sementiere di utilizzare, in casi di effettiva necessità, prodotti rispettosi dell’attività delle api e dei pronubi, al fine di evitare possibili spopolamenti.

 

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