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L'Agricoltura resta pesantemente in crisi Stampa E-mail
News - Agricoltura
granoetrebbia(10 settembre 2010)
Il valore aggiunto agricolo segna un calo congiunturale del 2,7 per cento ma, nonostante una lieve crescita (più 0,4 per cento) tendenziale, non compensa minimamente il crollo registrato nel 2009. Un quadro allarmante, sottolinea la Confederazione Italiana degli Agricoltori (CIA), aggiungendo che il governo non può continuare ad ignorare le difficoltà degli agricoltori.

"Il calo del valore aggiunto agricolo, che si contrappone ad una crescita, in termini congiunturali, di quelli dell'industria e dei servizi, conferma palesemente le gravi difficoltà del settore primario, sempre più alle prese con un calo produttivo, con una forte crescita dei costi e con un crollo dei prezzi praticarti sui campi" precisa il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commentando i dati dell'Istat sull'andamento del Prodotto interno lordo (Pil) nel secondo trimestre del 2010. "Una situazione di piena emergenza. Servono misure immeditate e straordinarie a sostegno delle imprese, molte delle quali, davanti al completo disinteresse del governo nei loro confronti, rischiano di cessare l'attività".

"La crisi dell'agricoltura è ormai sotto gli occhi di tutti. E il governo non può continuare ad ignorare le difficoltà degli agricoltori. I dati dell'Istat -aggiunge Politi- lo dimostrano senza ombra di dubbio".

I problemi dell'agricoltura vengono confermati anche dalle stime sull'annata agraria 2010 che vede una produzione in calo (meno 2 per cento), un'ulteriore flessione tra il 3 e il 4 per cento dei prezzi all'origine, un calo del 2,5 per cento degli investimenti, una contrazione tra il 5 e il 7 per cento dei redditi dei produttori, mentre i costi di produzione dovrebbero avere una crescita vicina al 4 per cento. "Tutto ciò è, purtroppo, la prova tangibile che -avverte il presidente della Cia- gli agricoltori vivono uno dei più difficili momenti degli ultimi trent'anni".
 

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