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Manifestare insieme per rendere più forte la ‘voce' degli agricoltori Stampa E-mail
News - Agricoltura

politi(26 luglio 2010)
Il presidente della Cia Giuseppe Politi dichiara che, nonostante la protesta della Confederazione sia stata ignorata dal Governo, i suoi agricoltori non hanno nessuna intenzione di arrendersi. Per questo rilancia l'appello alle altre organizzazioni per manifestare insieme e rendere più forte la ‘voce' del mondo agricolo.

"Non gettiamo certo la spugna. Anche se la manovra finanziaria passerà senza modifiche e, quindi, senza gli interventi richiesti per la nostra agricoltura (fiscalizzazione degli oneri sociali e ‘bonus gasolio'), continueremo la nostra battaglia: A settembre la mobilitazione sarà ancora più incisiva e per questo ribadiamo il nostro appello alle altre organizzazioni agricole per manifestare insieme, abbandonando sigle e bandiere e dare vita ad un'azione comune dell'intero mondo agricolo. La frammentazione non paga. Bisogna rafforza la ‘voce' di protesta degli agricoltori".

"Non è possibile che si trovino i soldi per gli splafonatori del latte, per quei furbetti delle quote latte che non hanno avuto alcun rispetto della legge, e non si stanzino, invece, risorse per le tantissime imprese agricole che -ha rimarcato il presidente della Cia- da tempo sono in grave difficoltà e, nonostante ciò, continuano ad operare nella legalità. Un atteggiamento assurdo che calpesta la dignità di centinaia di migliaia di agricoltori che fanno sacrifici e vedono la loro situazione precipitare. Bisogna cambiare e presto. Ci vuole una reale svolta nella politica agricola nazionale".

"Per tale motivo -ha sostenuto il presidente della Cia- rinnovo l'invito a tutta la rappresentanza agricola del nostro Paese ad abbandonare gli arroccamenti, le divisioni, le frammentazioni, le dannose polemiche, per intraprendere, almeno davanti a questa situazione di vera emergenza, una via unitaria della protesta. A settembre, dopo la pausa estiva, torniamo tutti insieme in piazza, senza rinunciare alle rispettive identità ed autonomie. E' un'esigenza che, d'altronde, gli stessi agricoltori condividono e non da adesso".

 

 

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