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Intervista a Giuseppe Politi, riconfermato presidente della Cia Stampa E-mail
News - Agricoltura
politi(23 marzo 2010)
Sul sito Agra Press è stata pubblicata un'interessante intervista di Letizia Martirano a Giuseppe Politi, fresco di riconferma alla guida della Cia - Confederazione Italiana Agricoltori.

Il presidente affronta il tema dei rapporti tra le organizzazioni agricole e tra queste e le centrali cooperative. Politi si sofferma inoltre sul futuro dei consorzi agrari, prendendo spunto da un richiamo al passato, precisamente al periodo di vita della Soconagri, la societa' dei consorzi agrari in bonis, nella quale Cia, Coldiretti e Confagricoltura erano rappresentate in posizione paritetica.

Il presidente della Cia ha detto di ritenere opportuno che i Consorzi agrari siano coinvolti in un progetto complessivo per l'agricoltura italiana, ed ha suggerito che si utilizzino i fondi disponibili provenienti dai crediti vantati dalla vecchia Federconsorzi.

Ecco l'intervista:

Le sue affermazioni, durante l'Assemblea congressuale, a proposito del ruolo dei Consorzi agrari hanno destato attenzione. Ci sono possibilita' di dialogo?
Io parto da quello che diceva alla fine degli anni '90 dello scorso secolo Giuseppe Avolio: una cosa e' la vicenda Fedit, una cosa sono i Cap, che appartengono agli agricoltori soci. Il progetto promosso dalla Coldiretti puo' essere utile per l'agricoltura a condizione che abbia una governance al plurale e non divenga ancora una volta un'occasione di scontro e di divisione. Mi lascia ben sperare il fatto che nella societa' Consorzi agrari d'Italia la Coldiretti non sia direttamente coinvolta nella governance.



Ha parlato di queste cose con il presidente della Coldiretti Marini?

Abbiamo calendarizzato con Marini un incontro ma ancora non lo abbiamo fissato. Ho apprezzato la sua presenza al nostro congresso e la sua lettera dopo la mia conferma.

Un eventuale progetto che vedesse la Cia coinvolta nei consigli di amministrazione dei Cap non sarebbe ostacolato dall'alleanza delle 11 sigle contro la Coldiretti?
Chiariamo. La Coldiretti, sin dalla prima riunione, e' stata invitata e sollecitata a partecipare. Per quanto ci riguarda riteniamo utile e positivo il percorso unitario che abbiamo avviato con la Confagricoltura e con le altre rappresentanze, ma il tavolo delle 11 sigle non e', a priori, contro qualcuno.
Per noi l'unita' e' una scelta alla quale crediamo e sulla sua realizzazione vogliamo impegnarci.



Esistono i presupposti giuridici per una governance plurale dei Cap?

L'articolo due della legge in vigore, approvata dal Governo D'Alema, la legge 410 del '99, stabilisce che ai consorzi agrari si possono rivolgere tutti. In concomitanza con la legge nacque nel 2000 Assocap, che sarebbe dovuta servire per la firma dei contratti dei dipendenti dei Cap. Fino a quel momento, a partire dal 94, aveva operato Soconagri, la societa' dei consorzi agrari in bonis costituita da noi, Coldiretti e Confagricoltura dopo il crollo della Federconsorzi. La partecipazione era paritetica. Al momento della nascita di Assocap mi feci portatore di un progetto che avrebbe messo al servizio degli agricoltori, indipendentemente dalla loro appartenenza, le strutture migliori sia che fossero dei consorzi agrari sia che fossero aziende delle centrali cooperative. In quel momento sia Confagricoltura che Coldiretti dissero di si'. Si oppose l'Anca Lega e una parte della Confcooperative nell'illusione che i Cap avrebbero aderito a loro.

Attualmente come sono le relazioni con le centrali cooperative?
Con Legacoop Agroalimentare e Confcooperative c'e' la volonta' di riprendere un dialogo per definire un progetto condiviso e utile per il settore.
Ho sempre sostenuto che nelle relazioni e nella rappresentanza ognuno deve fino in fondo cercare di svolgere bene il suo ruolo senza pretese di invasioni di campo altrui. In questo senso non abbiamo condiviso l'azione della Coldiretti verso la cooperazione e non condivido che la Confcooperative si stia trasformando in un'organizzazione professionale con tanto di Caa e Caf perche' questo significa cambiare natura. Tuttavia stiamo lavorando bene sul territorio.

Credo che subito dopo il congresso di Confcooperative riprenderemo in maniera piu' continua le relazioni. La Cia non vuole governare le cooperative, anzi siamo impegnati per il loro sviluppo e per esaltare i valori di cui sono portatrici, vogliamo pero' esaltare anche il nostro ruolo che e' quella della rappresentanza generale degli interessi degli agricoltori e, questo ci porta ad un diretto impegno anche per garantire la democrazia economica a tutela dei nostri soci presenti nelle cooperative.

Nel corso dell'Assemblea lei ha molto criticato il ministro dell'agricoltura Luca Zaia. E' preoccupato del fatto che la Lega Nord voglia tenere a tutti i costi il ministero?
Non capisco questa insistenza della Lega per avere il ministro dell'agricoltura. Comunque mi auguro che il prossimo ministro riprenda a parlare dell'agricoltura italiana e che riprenda il metodo della concertazione bruscamente interrotto dal ministro Zaia.

Perche' Zaia ha interrotto il dialogo?

Pensavo che l'atteggiamento di Zaia fosse influenzato da Coldiretti, ma il fatto che abbia interrotto il dialogo, almeno quello trasparente ed ufficiale con tutti mi fa pensare che sia stata una sua scelta, anche se condivisa da Coldiretti.

Ci sono stati tempi migliori?
Alemanno pur essendo molto vicino alla Coldiretti, ha valorizzato il metodo della concertazione.

La sua riconferma alla presidenza della Cia portera' delle novita'?
Le novita' sono contenute nel progetto che ho presentato nella recente Assemblea e sul quale sono stato rieletto all'unanimita'. Il mio impegno e' quello di promuovere il protagonismo diretto degli agricoltori nella societa', nell'economia e, per quanto interessa la Cia anche nella nostra confederazione. In questi anni i gruppi dirigenti della confederazione hanno lavorato tanto e bene. Oggi la Cia e' una realta' forte e consolidata nelle campagne e nella societa'. Vogliamo adoperarci per allargare i nostri gruppi dirigenti e rendere la confederazione uno strumento sempre piu' utile al servizio degli agricoltori italiani e dell'agricoltura. Questo comportera' in pochissimi anni delle profonde modifiche nella nostra rappresentanza.

In questi giorni stiamo completando gli organismi dirigenti nelle province, nelle regioni e, entro il prossimo giugno, a livello nazionale. Alla fine di questo percorso i gruppi dirigenti saranno caratterizzati da una maggioritaria presenza di imprenditori agricoltori. Questo, credo, avverra' anche a livello nazionale con le elezioni di vicepresidenti agricoltori.

 

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