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Nuovo Codice Agricolo. La parola d'ordine è "semplificazione". Stampa E-mail
News - Agricoltura

girasoli3(22 dicembre 2009)
Un "vademecum tascabile per ognuna di quel milione e 700mila partite Iva agricole aperte in Italia, facilmente consultabile, snello e scritto con un linguaggio comprensibile".

Sono queste le parole utilizzate dal Ministro delle Politiche agricole Luca Zaia per definire il Codice Agricolo, documento che il Consiglio dei Ministri ha preso in esame, approvando in via preliminare uno schema di decreto legislativo e un Dpr attuativo.

Un primo passo, dunque, verso la realizzazione di un progetto mira a far ordine in un reticolato di norme che, negli ultimi quarant'anni, si sono susseguite e spesso sovrapposte l'una all'altra causando non poca confusione: dalla prelazione agraria negli anni Sessanta, all'usucapione nei Settanta, dalla legge sull'affitto dei fondi rustici e dei contratti agrari negli anni Ottanta, fino alle leggi di orientamento in agricoltura e alle agroenergie.

Il Codice rappresenta inoltre l'occasione per razionalizzare tutti quei provvedimenti che, a partire dalla prima legge di riforma datata 2001, hanno ridisegnato le figure professionali e le attività agricole, codificando la multifunzionalità e dando spazio alle società.
In quest'ottica, sono tre gli articoli del Codice agricolo che andranno ad «intaccare» il Codice civile: la definizione di coltivatore diretto, che viene aggiunta all'articolo 2083; la previsione, tra le ipotesi di attività connessa dell'imprenditore agricolo, della produzione e cessione di energia da fonti agricole rinnovabili e la sostituzione dell'articolo 2136 del Codice civile sul registro delle imprese agricole.

«Il nuovo Codice agricolo - ha spiegato Zaia - è frutto della collaborazione tra Mipaaf e ministero della Semplificazione, coordinato con la presidenza del Consiglio. Si tratta di un lavoro di squadra che porta a compimento uno dei punti fondamentali del programma di Governo che è appunto la semplificazione normativa dell'intero corpo legislativo nazionale».

 

 

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