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Alcuni dati sulla contrazione dei prezzi all'origine Stampa E-mail
News - Agricoltura
campoeballe(16 dicembre 2009)
Ecco un interessante excursus riguardante la contrazione dei prezzi dei prodotti agricoli riscontrata  negli ultimi anni.
Le righe che seguono rappresentano la volontà, da parte di Cia, Confagricoltura e Copagri, di documentare la situazione in cui si trovano attualmente gli agricoltori ed elencare le motivazioni che hanno spinto le tre Organizzazioni a manifestare scendendo in strada con trattori e altri mezzi agricoli nella giornata di ieri.

Alcuni dati sulla contrazione dei prezzi all'origine


Nel confronto tra il 2009 ed il 2008 i prezzi agricoli all'origine hanno subito una contrazione media del 15%. Il dato raggiunge punte decisamente più negative se scorporato per singole produzioni.

Alcuni esempi: a marzo 2009 i prezzi all'origine dei cereali hanno fatto registrare un calo rispetto al marzo 2008 del 46,4%; così pure le quotazioni dei vini e degli oli d'oliva hanno avuto una contrazione rispettivamente del 26,2 e del 24,6%; nel confronto agosto 2009 su agosto 2008 i prezzi di frutta e ortaggi sono diminuiti 29,8% e del 15,9%; sempre ad agosto il confronto su base annua dei prezzi alla stalla del latte faceva segnare un calo del 15,1%.

Tutto questo a fronte di nessun vantaggio di prezzo per i consumatori!


In generale la contrazione dei prezzi all'origine per le diverse produzioni si è protratta per un tempo tale che anche un'auspicabile, e non ancora riscontrabile, ripresa delle quotazioni non basterebbe da sola a risanare le perdite subite dalle aziende agricole. A ciò va aggiunto che i prezzi dei consumi intermedi dell'agricoltura (concimi, sementi, mangimi, antiparassitari, energia, altri beni e servizi) sono aumentati su base annua (dati INEA) dell'11,3%. I maggiori aumenti si sono avuti nei concimi (quasi del 50%), nell'energia motrice (quasi del 20%), nelle sementi (oltre il 13%) e nei mangimi (quasi del 12%). I prezzi degli investimenti (macchine, attrezzature varie, tecnologia dell'informazione e della comunicazione) sono aumentati del 4,9%. Il costo del lavoro dipendente è aumentato dello 0.7%.

I ricavi per i nostri prodotti sono addirittura inferiori a quelli percepiti nell'anno 2000, con un aumento dei costi per i mezzi di produzione di oltre il 30%. Neanche la politica della qualità è riuscita a tamponare adeguatamente la perdita di reddito dei produttori: i consumi interni delle filiere DOP e IGP sono calati del 4% nel 2008 rispetto al 2007 e del 3% nel primo semestre del 2009; la domanda estera è calata nel 2008 dell'1,2%.

Non va inoltre trascurato il peso opprimente, in agricoltura, della burocrazia dei diversi livelli amministrativi ed il difficilissimo rapporto con il credito. Tra le cause di questo drammatica situazione va infine considerato l'impatto di un mercato "viziato" da produzioni che concorrono con prezzi bassissimi, spesso senza nessuna garanzia sul piano igienico sanitario e frutto di sistemi di lavoro privi di tutela.

Quello che serve, quindi, a tutto il settore agroalimentare italiano, al di là della propaganda su singoli ed inefficaci provvedimenti, è che la politica nazionale decolli subito con scelte determinanti e strategiche che chiariscano davvero quale è il ruolo che si vuole garantire all'agricoltura nell'economia del Paese.

CIA
CONFAGRICOLTURA
COPAGRI
 

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