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(2 ottobre 2009) "Nell'agenda di governo l'agricoltura continua ad avere uno spazio sempre piu' marginale. Sia il dpef che la legge finanziaria per il 2010, che i sei decreti anticrisi lo dimostrano chiaramente. L'impatto che questi provvedimenti ha avuto sul settore sono totalmente insufficienti. Ma a preoccupare è soprattutto il fatto che vengono prelevati dalle tasche degli agricoltori oltre 550 milioni di euro l'anno.
Un taglio netto a risorse che nell'attuale momento di crisi profonda rischia di provocare pesanti contraccolpi alle imprese che fanno i conti con costi produttivi e contributivi alle stelle, con asfissianti adempimenti burocratici e con prezzi sui campi in caduta libera".
Questo quanto sostenuto dal presidente nazionale della CIA-Confederazione Italiana Agricoltori Giuseppe Politi, nel discorso che ha aperto ufficialmente la terza conferenza economica in corso a Lecce sul tema "Agricoltura: le nuove sfide. Federalismo, Europa e mercato". Parole potenti e precise, impossibili da fraintendere, che acquistano ancora più forza se pronunciate alla presenza, tra gli altri, del Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, del Presidente della Commissione Agricoltura della Camera Paolo Russo e del Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro.
Politi ha in primo luogo definito "particolarmente grave l'annullamento dell'intervento dello stato sulle assicurazioni agevolate". "I 250 milioni che dovevano finanziare il fondo di solidarietà per le calamità naturali - ha aggiunto - saranno un costo aggiuntivo per gli agricoltori. Siamo così l'unico paese europeo che fa marcia indietro sul regime delle assicurazioni agevolate. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è era impegnato solennemente ed in più occasioni a trovare le risorse necessarie. Ma la promessa è, purtroppo, rimasta tale. Nessun atto concreto".
Il presidente della Cia ha poi affermato che "l'agricoltura e' l'unico settore che, con la finanziaria 2010, subisce un aggravio fiscale e contributivo. Il testo approvato dal Governo cancella, di fatto, le agevolazioni previdenziali per le imprese agricole che operano nelle aree svantaggiate. E ciò comporta un onere aggiuntivo per gli agricoltori di circa 200 milioni l'anno. Non solo. La manovra per il prossimo anno taglia anche le agevolazioni fiscali sulle accise del gasolio per le coltivazioni sotto serra, per l'acquisto e la rivalutazione dei terreni agricoli, con un onere di oltre 150 milioni l'anno".
"Molti settori, il manifatturiero soprattutto, hanno avuto sostegno dai provvedimenti anticrisi. per l'agricoltura, invece, nulla. per questa ragione diciamo al governo, al presidente del consiglio di mantenere gli impegni. Si deve rispettare la parola data. Attendiamo una risposta precisa e immediata. I produttori hanno bisogno di interventi certi e concreti. Il tempo degli annunci è finito", ha sottolineato il Presidente della Cia, preannunciando una forte mobilitazione nel caso in cui queste richieste rimangano inascoltate.
"Anche in agricoltura - ha detto Politi - sono necessarie riforme, da troppo tempo attese, che consentano al nostro sistema produttivo di abbattere le difficoltà ed essere parte attiva della ripresa economica del paese. Dal 2004 abbiamo proposto la convocazione di una conferenza nazionale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale, a parole condivisa, ma negata nei fatti. Allora pongo una domanda: pensa il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Luca Zaia, che l'Italia abbia bisogno di una nuova politica agraria nazionale per costruire il rinascimento dell'agricoltura che tutti auspichiamo? Su questo interrogativo vorrei che si aprisse un confronto, perché anche una risposta negativa sarebbe rispettabile, salvo spiegarne i motivi. Una risposta positiva, comporterebbe comportamenti coerenti, cioeè avviare rapidamente il lavoro organizzativo".
"Noi diciamo -ha rilevato il Presidente della Cia- che una nuova politica agraria nazionale è necessaria proprio per superare i punti di debolezza della nostra agricoltura che ne rallentano lo sviluppo e per consolidare i punti di forza e conquistare maggiore competitività. E allora, senza pretesa di completezza, proviamo a disegnare alcune condizioni di questo nuovo rinascimento".
"Uno dei principali punti di debolezza della nostra agricoltura - ha rilevato Politi - è rappresentato dal malfunzionamento del mercato. La nostra proposta, che rivolgiamo innanzitutto al Ministro Zaia, al Legislatore Nazionale, Comunitario e Regionale, alle organizzazioni rappresentative della filiera è definire un'agenda di lavoro che affronti tre precisi capitoli: il primo è l'attuazione dei decreti delegati sulla regolazione dei mercati; il secondo riguarda la revisione delle leggi sulle organizzazioni di produttori e l'interprofessione, per completarle e correggere gli errori che le hanno rese deboli ed inefficaci; il terzo, infine, è promuovere l'associazionismo e la contrattazione interprofessionale" |